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24/04/2018, 12:23

salgado, wenders, saledellaterra



Salgado,-IL-SALE-DELLA-TERRA


 il viaggio fotografico di una vita



Il film racconta l’universo poetico e creativodi un grande artista del nostro tempo, il fotografo Sebastião Salgado. Dopoaver testimoniato alcuni tra i fatti più sconvolgenti della nostra storiacontemporanea, Salgado si lancia alla scoperta di territori inesplorati egrandiosi, per incontrare la fauna e la flora selvagge in un grande progettofotografico,omaggio alla bellezza del pianeta che abitiamo. La sua vita e ilsuo lavoro ci vengono rivelati dallo sguardo del figlio Juliano RibeiroSalgado, che l’ha accompagnato nei suoi ultimi viaggi, e da quello di Wenders,fotografo egli stesso,dalla presenza costante di Lelia compagna di una vita.Viaggiatore irriducibile,Sebastião Salgado ha esplorato ventisei paesi e concentrato il mondo inimmagini bianche e nere di una semplicità sublime e una sobrietà brutale.Interrogato dallo sguardo fuori campo di Wenders e accompagnato sul campo dalfiglio, l’artista si racconta attraverso i reportages che hanno omaggiato labellezza del pianeta e gli orrori che hanno oltraggiato quella dell’uomo.Fotografo umanista della miseria e della tribolazione umana, Salgado haraccontato l’avidità di milioni di ricercatori d’oro brasiliani sprofondatinella più grande miniera a cielo aperto del mondo, ha denunciato i genocidiafricani, ha immortalato i pozzi di petrolio incendiati in Medio Oriente, hatestimoniato i mestieri e il mondo industriale dismesso, ha perso la fede pergli uomini davanti ai cadaveri accatastati in Rwanda e ’ricomposti’ nellaperfezione formale e compositiva del suo lavoro. Un lavoro scritto con la lucee da ammirare in silenzio. Spogliate dalladistrazione del colore, le sue fotografie attestano la conoscenza precisa deiluoghi e la relazione di prossimità che l’artista intrattiene con gli altri,sono un mezzo, prima che un oggetto d’arte, per informare, provocare,emozionare. Foto che arrivano dentro alle cose perché nasconodall’osservazione, dalla testimonianza umana, da un fenomeno naturale. 

28/03/2018, 17:23

Masha Ivashintsova , fotografia, russia,



Masha-Ivashintsova-,-la-"Vivian-Maier-Russa"


 la "Vivian Maier Russa"



È già stataribattezzata la «Vivian Maier russa» e ineffetti qualche similitudine con l’eccezionale storia della bambinaia di Chicago (lacui biografia è diventata anche un albo illustrato: ne parliamo qui) c’è.Come Maier, anche Masha Ivashintsova halasciato una quantità impressionante di negativi, ben 30.000, e pare che invita non abbia mai mostrato ad anima viva le sue foto; come lei, pure, è statascoperta "postuma" (sebbene Vivian Maier fosse ancora viva quando John Maloof,figlio di un rigattiere, comprò all’asta i suoi negativi, ma trovò la tatafotografa soltanto dopo la sua morte).Lesimilitudini, però, finiscono qua, perché a scoprire il talento di Ivashintsovaè stata sua figlia Asya, che insieme a suo marito, appena qualche mese fa, afine 2017, ha trovato i negativi nella soffitta della loro casa di SanPietroburgo, città dove Masha Ivashintsova nacque nel 1942, quando ancora sichiama Leningrado, e dove visse la maggior parte della sua breve vita.Di origine aristocratica,partecipò ai fermenti artistici clandestini che movimentarono la vita culturaledella Leningrado degli anni ’60 e ’70, ed ebbe relazioni con celebri personaggidell’epoca, come il fotografo Boris Smelov, il poeta Viktor Krivulin e illinguista Melvar Melkumyan, che è anche il padre della sua unica figlia Asya,colei che ha scovato i negativi e che ora ha deciso di riportare alla luce lastoria e le opere della madre attraverso un sito www.mashaivashintsova.com -e i relativi profili social, tra cui Instagram: @masha_ivashintsova.Asya stapian piano facendo sviluppare le pellicole con le foto che Masha Ivashintsovascattò tra il 1960 e il 1999 utilizzando una Leica IIIc e una Rolleiflex. Comespiega la figlia sul sito, «credeva sinceramente che la sua opera impallidissein confronto alla loro [quella degli uomini che frequentò, ndr] e diconseguenza non mostrò mai a nessuno i suoi lavori fotografici, i suoi diari ele sue poesie durante la sua vita». Vita che, tra l’altro, finì tragicamente:caduta in depressione e rimasta senza lavoro, passò anni negli ospedalipsichiatrici e morì di cancro nel 2000 a soli 58 anni.17 anni dopo, con la scopertadei negativi e dei diari, la figlia Asya si è resa conto di aver avuto unamadre straordinaria. «Vedo mia madre come un genio», scrive. «Ma lei non si èmai vista come tale - e non ha mai lasciato che qualcun altro la vedesse perciò che realmente era». 
02/02/2018, 17:42

ginalollobrigida, fotografa, fotografia



Gina-Lollobrigida,-una-grande-fotografa


 



Gina Lollobrigida, ha ricevuto in questi giorni la stella sullaWalk of Fame, conosciuta per la sua attività artistica come attricecinematografica internazionale, coltiva da anni l’amore per la pittura, lascultura e la fotografia che la rendono artista completa. Dal 1959, infatti, ladiva associa alla professione cinematografica, che le ha regalato una celebritàassolutamente universale, anche un’intensa ricerca nel campo dell’artefotografica, anch’essa molto apprezzata dal pubblico di tutto il mondo.Attraversoinnumerevoli viaggi e straordinari incontri, le sue fotografie testimoniano iltalento di questa artista nel rappresentare luoghi, vicende umane, contestistorici e antropologici tra i più disparati. Passando dal Sud del Mondoall’Occidente ricco, dalle più remote popolazioni dell’Asia ai potenti dellaterra, Gina Lollobrigida rivela una predilezione affettuosa e priva diideologie verso l’umanità dei semplici, dei deboli e degli afflitti. Personalità ferrea, viaggiatrice instancabile, vera e propria femme forte dellanostra epoca, Gina Lollobrgida realizza fotografie in più di venti paesi: India, Filippine, Cina, Giappone, Kenya,Cuba, Stati Uniti, e naturalmente - con accento e partecipazione particolari -l’Italia. Dopo i prestigiosi riconoscimenti internazionali, dopo le grandi esposizioniche hanno celebrato la sua attività di scultrice (Pushkin Museum of Fine Artsdi Mosca, 2003; Musée de la Monnaie di Parigi, 2004), dopo la partecipazioneall’Open 2003 di Venezia e la recente mostra di sculture a Pietrasanta (2008),il 18 ottobre 2008 a Washington riceve dalla fondazione italo-americana NIAF il"Lifetime Achievement Award" come riconoscimento per la sua vita artistica.


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