N i n o   F a r i n e t t i    fotografo wedding
28/03/2018, 17:23

Masha Ivashintsova , fotografia, russia,



Masha-Ivashintsova-,-la-"Vivian-Maier-Russa"


 la "Vivian Maier Russa"



È già stataribattezzata la «Vivian Maier russa» e ineffetti qualche similitudine con l’eccezionale storia della bambinaia di Chicago (lacui biografia è diventata anche un albo illustrato: ne parliamo qui) c’è.Come Maier, anche Masha Ivashintsova halasciato una quantità impressionante di negativi, ben 30.000, e pare che invita non abbia mai mostrato ad anima viva le sue foto; come lei, pure, è statascoperta "postuma" (sebbene Vivian Maier fosse ancora viva quando John Maloof,figlio di un rigattiere, comprò all’asta i suoi negativi, ma trovò la tatafotografa soltanto dopo la sua morte).Lesimilitudini, però, finiscono qua, perché a scoprire il talento di Ivashintsovaè stata sua figlia Asya, che insieme a suo marito, appena qualche mese fa, afine 2017, ha trovato i negativi nella soffitta della loro casa di SanPietroburgo, città dove Masha Ivashintsova nacque nel 1942, quando ancora sichiama Leningrado, e dove visse la maggior parte della sua breve vita.Di origine aristocratica,partecipò ai fermenti artistici clandestini che movimentarono la vita culturaledella Leningrado degli anni ’60 e ’70, ed ebbe relazioni con celebri personaggidell’epoca, come il fotografo Boris Smelov, il poeta Viktor Krivulin e illinguista Melvar Melkumyan, che è anche il padre della sua unica figlia Asya,colei che ha scovato i negativi e che ora ha deciso di riportare alla luce lastoria e le opere della madre attraverso un sito www.mashaivashintsova.com -e i relativi profili social, tra cui Instagram: @masha_ivashintsova.Asya stapian piano facendo sviluppare le pellicole con le foto che Masha Ivashintsovascattò tra il 1960 e il 1999 utilizzando una Leica IIIc e una Rolleiflex. Comespiega la figlia sul sito, «credeva sinceramente che la sua opera impallidissein confronto alla loro [quella degli uomini che frequentò, ndr] e diconseguenza non mostrò mai a nessuno i suoi lavori fotografici, i suoi diari ele sue poesie durante la sua vita». Vita che, tra l’altro, finì tragicamente:caduta in depressione e rimasta senza lavoro, passò anni negli ospedalipsichiatrici e morì di cancro nel 2000 a soli 58 anni.17 anni dopo, con la scopertadei negativi e dei diari, la figlia Asya si è resa conto di aver avuto unamadre straordinaria. «Vedo mia madre come un genio», scrive. «Ma lei non si èmai vista come tale - e non ha mai lasciato che qualcun altro la vedesse perciò che realmente era». 


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