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12/11/2018, 12:24

dada, surrealismo, alba, ferrero, manray, dali , breton



"dal-nulla-al-sogno"-Dada-e-Surrealismo,-Fondazione-Ferrero-Alba


 dal 27 Ottobre al 25 Febbraio 2019, Fondazione Ferrero-Alba



Dal27 Ottobre 2018 al 25 Febbraio 2019, Alba Fondazione Ferrero

Una domenica di pieno autunno, la temperatura di marzo inoltrato, in quel di Alba per la mostra "dal nulla al sogno" Dada e Surrealismo alla Fondazione Ferrero.
Leopere provengono dal Museo Boijmans Van Beuningen di Rotterdam.

Inmostra dipinti di Salvador Dalí, René Magritte, Giorgio de Chirico,Paul Delvaux, Francis Picabia, Man Ray, Joan Miró e Marcel DuchampIlgrado zero dell’arte Dada; Il Sogno, Eros, amour fou, trasgressioneerotica; L’inconscio, il doppio, il perturbante; Arte e natura, lareinvenzione dell’uomo; Sade, Freud, Marx, muse inquietanti delvivere surreale; Esiste un’architettura surrealista? sonoi titoli di alcune delle sezioni in cui è suddivisa Dalnulla al sogno.

 In mostra Lareproduction interdite (1937),celebre ritratto sdoppiato allo specchio di James firmato da RenéMagritte,IlDivano Labbra di Dali ispirato a Mea West, primo vero sex symbol delcinema e fotografata da Man Ray, ma anche opere di Giorgiode Chirico, Paul Delvaux, Francis Picabia, Man Ray, JoanMiró e MarcelDuchamp oltreal già citato Dalí.Unvero e proprio viaggio temporale in un contesto di fermentoartistico, dalla fine cruenta del movimento Dada, alla nascita delSurrealismo con il manifesto di Breton, la mostra di prende per manoe ti porta letteralmente a vivere il periodo,grazie anche aproiezioni multimediali che aiutano anche i profani a capire le lineeguida essenziali.Lamia attenzione, ovviamente collegata a doppio filo a quello che nellavita faccio e vivo, si è subito orientata verso le sperimentazionifotografiche di Man Ray e sui suoi Rayograph.
Daragazzino, mio padre, di esortava a sperimentare in camera oscura, mifaceva vedere come ottenere certe immagini, come impressionare lacarta fotografica in un modo non convenzionale, ma che convenzionaleè comunque, li per li non capivo,creavo queste immagini molto beceree "surreali" che poco avevano di fotografico...lo studio el’apprendimento di questo mondo magnifico, mi ha portato a capire dadove venivano certi consigli mai spiegati fino in fondo, un percorsoche si deve fare per capire bene le regole, per poi infrangerletutte.

- in copertina Marcel Duchamp e Man Ray
24/04/2018, 12:23

salgado, wenders, saledellaterra



Salgado,-IL-SALE-DELLA-TERRA


 il viaggio fotografico di una vita



Il film racconta l’universo poetico e creativodi un grande artista del nostro tempo, il fotografo Sebastião Salgado. Dopoaver testimoniato alcuni tra i fatti più sconvolgenti della nostra storiacontemporanea, Salgado si lancia alla scoperta di territori inesplorati egrandiosi, per incontrare la fauna e la flora selvagge in un grande progettofotografico,omaggio alla bellezza del pianeta che abitiamo. La sua vita e ilsuo lavoro ci vengono rivelati dallo sguardo del figlio Juliano RibeiroSalgado, che l’ha accompagnato nei suoi ultimi viaggi, e da quello di Wenders,fotografo egli stesso,dalla presenza costante di Lelia compagna di una vita.Viaggiatore irriducibile,Sebastião Salgado ha esplorato ventisei paesi e concentrato il mondo inimmagini bianche e nere di una semplicità sublime e una sobrietà brutale.Interrogato dallo sguardo fuori campo di Wenders e accompagnato sul campo dalfiglio, l’artista si racconta attraverso i reportages che hanno omaggiato labellezza del pianeta e gli orrori che hanno oltraggiato quella dell’uomo.Fotografo umanista della miseria e della tribolazione umana, Salgado haraccontato l’avidità di milioni di ricercatori d’oro brasiliani sprofondatinella più grande miniera a cielo aperto del mondo, ha denunciato i genocidiafricani, ha immortalato i pozzi di petrolio incendiati in Medio Oriente, hatestimoniato i mestieri e il mondo industriale dismesso, ha perso la fede pergli uomini davanti ai cadaveri accatastati in Rwanda e ’ricomposti’ nellaperfezione formale e compositiva del suo lavoro. Un lavoro scritto con la lucee da ammirare in silenzio. Spogliate dalladistrazione del colore, le sue fotografie attestano la conoscenza precisa deiluoghi e la relazione di prossimità che l’artista intrattiene con gli altri,sono un mezzo, prima che un oggetto d’arte, per informare, provocare,emozionare. Foto che arrivano dentro alle cose perché nasconodall’osservazione, dalla testimonianza umana, da un fenomeno naturale. 

28/03/2018, 17:23

Masha Ivashintsova , fotografia, russia,



Masha-Ivashintsova-,-la-"Vivian-Maier-Russa"


 la "Vivian Maier Russa"



È già stataribattezzata la «Vivian Maier russa» e ineffetti qualche similitudine con l’eccezionale storia della bambinaia di Chicago (lacui biografia è diventata anche un albo illustrato: ne parliamo qui) c’è.Come Maier, anche Masha Ivashintsova halasciato una quantità impressionante di negativi, ben 30.000, e pare che invita non abbia mai mostrato ad anima viva le sue foto; come lei, pure, è statascoperta "postuma" (sebbene Vivian Maier fosse ancora viva quando John Maloof,figlio di un rigattiere, comprò all’asta i suoi negativi, ma trovò la tatafotografa soltanto dopo la sua morte).Lesimilitudini, però, finiscono qua, perché a scoprire il talento di Ivashintsovaè stata sua figlia Asya, che insieme a suo marito, appena qualche mese fa, afine 2017, ha trovato i negativi nella soffitta della loro casa di SanPietroburgo, città dove Masha Ivashintsova nacque nel 1942, quando ancora sichiama Leningrado, e dove visse la maggior parte della sua breve vita.Di origine aristocratica,partecipò ai fermenti artistici clandestini che movimentarono la vita culturaledella Leningrado degli anni ’60 e ’70, ed ebbe relazioni con celebri personaggidell’epoca, come il fotografo Boris Smelov, il poeta Viktor Krivulin e illinguista Melvar Melkumyan, che è anche il padre della sua unica figlia Asya,colei che ha scovato i negativi e che ora ha deciso di riportare alla luce lastoria e le opere della madre attraverso un sito www.mashaivashintsova.com -e i relativi profili social, tra cui Instagram: @masha_ivashintsova.Asya stapian piano facendo sviluppare le pellicole con le foto che Masha Ivashintsovascattò tra il 1960 e il 1999 utilizzando una Leica IIIc e una Rolleiflex. Comespiega la figlia sul sito, «credeva sinceramente che la sua opera impallidissein confronto alla loro [quella degli uomini che frequentò, ndr] e diconseguenza non mostrò mai a nessuno i suoi lavori fotografici, i suoi diari ele sue poesie durante la sua vita». Vita che, tra l’altro, finì tragicamente:caduta in depressione e rimasta senza lavoro, passò anni negli ospedalipsichiatrici e morì di cancro nel 2000 a soli 58 anni.17 anni dopo, con la scopertadei negativi e dei diari, la figlia Asya si è resa conto di aver avuto unamadre straordinaria. «Vedo mia madre come un genio», scrive. «Ma lei non si èmai vista come tale - e non ha mai lasciato che qualcun altro la vedesse perciò che realmente era». 


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